Mi chiamo Isabella ho 18 anni, sono nata a Palmira (Valle del Cauca) in Colombia. Ho creato questo blog, perché volevo fare insieme a voi un viaggio nel mio paese, spesso quando si pensa alla Colombia si pensa alla corruzione, alla povertà e nei peggiori dei casi al narcotraffico. Vorrei mostrarvi tutte le bellezze che racchiude il mio paese, dai balli ai costumi tipici, al cibo e alla musica;raccontando anche dei nativi che nonostante il tempo, esistono ancora, con i loro usi e costumi.
My name is Isabella and I’m 18 years old,I was born in Palmira (Cauca Valley) in Colombia. I created this blog because I wanted to do a trip in my country with you,usually whwn you think about Colombia you think about corruption,poverty and,at worst,drug trafficking. I want to show you all the beauty in my country,from the dances to tipical dresses,food and music. Telling you about the native that,despite the time,still exist with their custom and tradition.
Nasce da David Botero (1895-1936), secondo di tre figli. Il fratello minore, Rodrigo, venne alla luce poco tempo dopo la morte del padre.
Da bambino subisce il fascino dell’architettura barocca e delle illustrazioni della Divina Commedia di Gustave Doré. Successivamente dichiarerà di “non aver mai dipinto nulla di diverso dal mondo come lo conosceva a Medellín”.
A 16 anni già disegna le illustrazioni per i supplementi di “El Colombiano”, il giornale più importante della sua città natale. Giovanissimo, nel 1948 espone per la prima volta a Medellín.
“Cavallo con briglie”, bronzo, 2009 – esposto nella piazza centrale di Pietrasanta nel 2012
Nel 1952 vince, con Sulla costa, il secondo premio al IX Salone degli artisti colombiani, organizzato presso la Biblioteca Nazionale di Bogotà: investe il denaro del premio per un viaggio di studio in Europa. In Spagna visita il Museo del Prado di Madrid, dove conosce fra gli altri anche le opere di Francisco Goya e Tiziano. A Parigi medita sull’arte d’avanguardia francese e decide di interessarsi degli antichi pittori.[
Giunge infine in Italia, dove entra in contatto con le maggiori opere del Rinascimento italiano, soprattutto di Giotto e di Andrea Mantegna che lo ispirano particolarmente tanto da riprodurre diverse copie dei loro capolavori, pur non disdegnando gli altri autori della scuola senese, e della Toscana, in generale.
Nel 1955 Fernando Botero ritorna in patria dove si sposa con Gloria Zea, poi ministro della cultura della Colombia, ed inizia ad esporre le sue opere, ma riceve forti critiche, poiché all’epoca l’ambiente colombiano era fortemente influenzato dall’avanguardia francese, che Botero aveva invece respinto. Non compreso dall’ambiente colombiano, Botero si trasferisce in Messico, dove scopre per la prima volta le possibilità di espandere e dilatare il volume delle forme in modo personale. Una caratteristica che fortemente influenzerà la sua opera. Ma è nel 1957 che scopre l’espressionismo astratto, nel corso di una mostra personale a Washington, grazie ad un tour nei musei di New York. Sempre nel 1957 torna a Bogotá, dove vince il secondo premio al X salone degli artisti colombiani. Nel 1958 ottiene la cattedra di pittura all’Accademia d’arte di Bogotá. Vince finalmente il primo premio al XI Salone con l’opera La camera degli sposi. Nello stesso anno, espone nuovamente a Washington, alla Gres Gallery. Le sue opere vengono vendute tutte il giorno stesso dell’inaugurazione.[
Dal 1959 inizia lo studio di Diego Velázquez: Botero realizza infatti molte versioni del Niño de Vallecas, dove il suo stile molto incisivo risente dell’influenza dell’espressionismo astratto.
La sua nomina alla Biennale colombiana viene contestata, per cui Botero è costretto ad abbandonare il suo Paese, in precarie condizioni economiche. La Gres Gallery di Washington, che fino ad allora l’aveva sostenuto, chiude e l’artista, costretto a sostenere forti difficoltà finanziarie, divorzia dalla moglie. Nel 1961 sembra cambiare qualcosa: il Museum of Modern Art di New York decide di acquistare il suo Monna Lisa all’età di dodici anni, ma la sua prima mostra newyorkese si dimostra un fallimento.]
La mano, nel Paseo de la Castellana a Madrid
Nel 1963 si trasferisce nell’East Side, ed affitta un nuovo studio a New York. È qui che emerge il suo stile plastico in molte opere di questo periodo, dai colori tenui e delicati. Si appassiona a Pieter Paul Rubens e diviene come lui un importante collezionista di opere d’arte, che più tardi donerà al museo di Bogotá che porta il suo nome. Nel 1964, dopo quattro anni dal divorzio, si sposa per la seconda volta.
Nel 1966 viene organizzata la sua prima mostra personale in Europa, e precisamente in Germania. Una nuova esposizione, organizzata al Milwaukee Art Center, riceve critiche entusiastiche. Inizia ad esporre regolarmente in Europa, a New York e anche a Bogotá. Studia le opere di Albrecht Dürer, Édouard Manet e Pierre Bonnard.
Nel 1969 espone a Parigi, dove si stabilisce nel 1973 e continua a dedicarsi alla scultura. A metà degli anni settanta si dedica per un certo periodo quasi esclusivamente alla scultura, e presenta i suoi lavori a Parigi nel 1977. Nel 1983 torna in Italia e apre uno studio a Pietrasanta, dove soggiorna per alcuni mesi l’anno, per essere vicino alle cave di marmo. Nella cittadina della Versilia ha realizzato nella chiesa della Misericordia due affreschi raffiguranti il Paradiso e l’Inferno. [
Nel 1975 si conclude il suo secondo matrimonio (con Cecilia Zambrano) dopo che nel 1974 era tragicamente scomparso, in un incidente stradale, il terzo figlio Pedro, cui dedicherà molte sue opere. Nello stesso drammatico evento Fernando Botero perse l’ultima falange del mignolo della mano destra, e questo lo indurrà a scolpire spesso enormi mani. Il primogenito, Fernando Botero Zea, è stato ministro della difesa della Colombia. Nel 1978 si sposa con Sophia Vari.[
Tra gli avvenimenti di maggior rilievo si ricordano la mostra delle sue enormi sculture negli Champs-Elysées nel 1992, e altre negli spazi pubblici di alcune città europee nel 1994. Il comune di Siena gli affida nel 2002 la realizzazione del drappellone del Palio del 16 agosto.
Il 21 ottobre 2007, vengono rubate dallo studio di Pietrasanta sette statue di bronzo per il valore di circa 4 milioni di euro, tra le quali Adamo, Il cane, Gatto codone, Donna con mano nei capelli, Ballerina vestita, Ballerina in movimento e Passero. Nel maggio 2008 tre delle statue sono state ritrovate e i responsabili arrestati.
Nel 2012 ha donato 27 tele sulla Via Crucis al museo colombiano di Antioquia, esposte a New York, Medellin, Lisbona, Panama e Palermo[.
Secondo Botero, il dipingere deve essere inteso come una necessità interiore, un bisogno che porta ad un’esplorazione ininterrotta verso il quadro ideale. Tuttavia, questo bisogno rimane sostanzialmente inappagato. Il colore rimane tenue, mai esaltato, mai febbrile, generalmente steso in campiture piatte ed uniformi, senza contorni. Da notare l’assenza totale delle ombreggiature nei suoi dipinti, perché essi, secondo Botero “… sporcherebbero l’idea del colore che desidero trasmettere”.[s
Caratteristica della sua pittura è l’insolita dilatazione che subiscono i suoi soggetti, che acquistano forme insolite, quasi irreali. Ma è un passaggio necessario per ben far comprendere la necessità di colore delle sue opere. L’artista si rivela sostanzialmente distante dai suoi soggetti. Ed è proprio questa freddezza che fa scomparire dai personaggi la dimensione morale e psicologica. Gli sguardi sono sempre persi nel vuoto, gli occhi non battono, sembra quasi che osservino senza guardare.[s
Interessante anche la rappresentazione del tempo, elemento presente in molte opere di Botero, in cui lo stesso soggetto può essere raffigurato in momenti diversi; in altre il tempo è simboleggiato da orologi.[
Importante anche la trattazione dei temi sacri, cui Botero dedica molte sue creazioni, permeando l’intera produzione: dai suoi paesaggi urbani emergono regolarmente grandi cattedrali, campanili, cupole; così come appare spesso considerato il soggetto della maternità, nel quale talvolta l’autore identifica la Madonna con il Bambino. In un disegno del 2006, l’artista riprende una scena già dipinta in precedenza, rimuovendo tuttavia alcuni dettagli moderni a lui cari (l’orologio della madre, la poltrona) e rappresentando il bambino con una ferita sul costato[. Frequenti anche i ritratti di religiosi ed ecclesiastici.
Altra problema sociale affrontato costantemente è quello della violenza, derivato dalla vita quotidiana della Colombia negli anni quaranta dello scorso secolo; più in generale, Botero dipinge conservando le impressioni della sua infanzia, che sfociano in forme grandi e sproporzionate, come quelle avvertite da un bambino.
La fondazione di fatto della città di Bogotà fu celebrata il 6 agosto del 1538 dallo spagnolo Gonzalo Jiménez de Quesada , che realizzò anche la fondazione giuridica nell’aprile del 1539 insieme a Nikolaus Federmann.
Durante la maggior parte del periodo coloniale, Santa Fé fu la sede del governo del Vicereame della Nuova Granada. Insieme a Cartagena de Indias, fu la città più importante nel territorio che oggi costituisce la Colombia.
Il 12 luglio 1785 subì le devastazioni di un violento terremoto.
Alexander von Humboldt visitò Bogotà dal 1800 fino al 1804 e la denominò Atenas sudamericana per le sue istituzioni culturali e scientifiche, tra le quali vi era il primo osservatorio astronomico del Sudamerica fondato da José Celestino Mutis.
Bogotà nel 1887.
A Bogotà vi era anche la sede militare del vicereame del Perù, perché nella città è nato il movimento indipendentista colombiano, che il 20 luglio 1810 ottenne la prima indipendenza della Colombia, persa nuovamente poco dopo. Solo più tardi, nel 1819, la Colombia ottenne l’indipendenza definitiva. PDopo l’indipendenza del 1819, Santa Fé adottò il nome indigeno di Bogotà. La città divenne la capitale dello stato della Grande Colombia, che si sciolse poco dopo, con la nascita degli attuali stati di Colombia, Ecuador e Venezuela. La storia della Colombia e di Bogotà nel resto di questo secolo è una continua guerra civile. All’inizio del XX secolo la popolazione della città era di circa 100.000 abitanti.
Con il nuovo secolo iniziò anche un periodo molto florido per l’urbanistica della città. Furono intrapresi numerosi progetti come la costruzione della città universitaria degli anni trenta. Tra il 1940 e il 1960 furono costruiti numerosi palazzi influenzati dallo stile dell’architetto Le Corbusier.
Stazione del sistema di trasporti di massa TransMilenio
Il forte progresso di questi anni fu interrotto con la morte di Jorge Eliécer Gaitán il 9 aprile del 1948 giacché, in seguito a quest’avvenimento (ricordato con il nome Bogotazo), la città fu saccheggiata e distrutta.
La dittatura militare degli anni cinquanta, diretta dal generale Gustavo Rojas Pinilla, contribuì allo sviluppo cittadino, principalmente con la costruzione dell’Aeroporto Internazionale El Dorado e del Centro Internacional, ultramoderno per l’epoca.
A partire dagli anni novanta, la città sperimenta cambiamenti importanti sotto le amministrazioni dei sindaci Antanas Mockus e Enrique Peñalosa. Inizia la costruzione del sistema di trasporti di massa TransMilenio. X
Nel 2000 Antanas Mockus è stato eletto nuovamente come guida della città. Nel 2004 gli succede il socialista Luis Eduardo Garzón, ex sindacalista e primo sindaco di sinistra di Bogotà.
Vista dal Bogotà e del Monserrate.
La città si trova nella Savana di Bogotá, su un altipiano a un’altitudine di 2640 metri sul livello del mare. Si estende per 1.732 km², con una densità di popolazione di circa 20.000 abitanti per km². Il territorio dove è stata costruita la città anticamente era occupato da un lago. Ciò è evidenziato dalle molte zone umide presenti nei settori non urbanizzati della savana. Quando arrivarono i primi conquistadores questo territorio era una specie di grande stagno.
La città si trova sulla Cordillera Oriental Colombiana, ed è delimitata da un sistema montuoso dal quale si staccano i massicci di Monserrate e del Cerro de Guadalupe ad est della città.
Il suo fiume più importante è il Rio Bogotà, altri fiumi importanti sono il Fucha e il Salitre i quali sono affluenti del Rio Bogotà.
Nelle vicinanze della città, c’è la grande riserva naturale della regione del Sumapaz, che è più estesa della città stessa.
Per via dell’altitudine a cui sorge, Bogotà ha un clima temperato con basse oscillazioni termiche durante tutto l’anno, a causa della sua vicinanza all’equatore, con temperature che variano da 6 a 22 °C, con una media annua di 14 °C, anche talvolta, nei periodi secchi, la temperatura di notte può scendere sotto lo zero, provocando gelate mattutine che possono causare danni all’agricoltura. Le stagioni, come altre località situate nei pressi dell’equatore, sono solamente due, una umida e una secca. Le precipitazioni sono abbondanti da marzo a maggio e in ottobre e novembre, quasi in coincidenza, rispettivamente, con l’equinozio di primavera e d’autunno nell’emisfero nord, poiché in questi periodi il sole attraversa l’equatore e la radiazione solare è più elevata, aumentando il calore nelle foreste favorendo la formazione di nubi nella zone montagnose[.
La nebbia è piuttosto comune a Bogotà, essendo presente 220 giorni all’anno con una prevalenza nel periodo da ottobre a marzo, mentre molto raramente, in occasione di acquazzoni pomeridiani, può cadere la grandine. La temperatura più alta mai registrata è stata di 30.0 °C, mentre la minima è stata di −7.1 °C, entrambe registrate all’Aeroporto Guaymara.
Secondo una cultura tramandata di generazione in generazione, dichiarata Patrimonio della nazione nel 2014.
Per dieci giorni tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, Medellin seconda città della Colombia vive uno dei festival culturale-folcloristici più rappresentativi del paese: si tratta della “Feria de las flores” chiamata anche Sillettes la festa dei fiori di Medellin in Colombia. Conosciuta negli anni ‘80 come la capitale mondiale del narcotraffico la città ha completamente cambiato volto diventando una città innovativa e piena di vita tanto che oggi è un esempio di modernità, di cultura e di tradizioni ed è uno dei centri industriali, commerciali e tecnologici più importanti della Colombia.
Ma non solo perchésoprattutto è nota per essere la capitale dei fiori e delle orchidee anche grazie al clima straordinario che la favorisce e che le regala una perenne primavera. Una stagione sempre favorevole e unica come la collocazione a millecinquecento metri d’altezza nella valle de Aburra, nel nord della Cordigliera Centrale.
Durante tutto il periodo le vie della città sono percorse dai desfile de silletteros che portano sulle spalle grandi supporti di legno che sorreggono gigantesche corone di fiori di ogni tipo e varietà di orchidee che possono raggiungere anche i 70 chili di peso.
La sfilata ha avuto inizio nel 1957, quando don Arturo Uribe Arango ebbe l’idea di coinvolgere un gruppo di floricultori di Santa Elena in una sfilata, che aveva lo scopo di mostrare al pubblico la bellezza dei fiori e divertire la comunità. La passione per i fiori da queste parte c’era sempre stata ma si era limitata ad essere declinata nella vendita alle singole famiglie o nell’abbellire gli altari delle chiese.
La prima esposizione pubblica dei fiori ebbe un grande successo e da la sfilata ha continuato a crescere coinvolgendo sempre più persone e richiedendo investimenti significativi da parte del Comune. Oggi la sfilata attira una massiccia presenza di spettatori che attendono con ansia per tutto l’anno e ha raggiunto un’eccezionale visibilità internazionale. I silleteros sono diventati rappresentanti del turismo locale e hanno contribuito a cambiare l’immagine un tempo degradata della loro comunità.
Per comprendere il valore dei fiori e le diverse tipologie di selle fiorite portate in spalle occorre ricordare i quattro tipi principali di sillettes: Il primo tipo è detto “emblematico” e vuole rappresentare un messaggio educativo spesso con immagini patriottiche o religiose. Il tutto è realizzato con centinaia di fiori incollati con cura in modo che sembrino liberi di muoversi senza che si percepisca assolutamente la base di polistirolo su cui sono infilati.
C’è poi la tipologia monumentale che rappresenta quella che colpisce di più il pubblico: è la più colorata, la più appariscente e la più grande arrivando anche a due metri per due. E’ l’evoluzione del modello originale ma che si è evoluto permettendo all’artista la massima libertà.
I fiori sono inseriti a grappoli e sono in genere di quattro o più tipologie con una corona circolare che funge da colorata cornice. C’è poi la tipologia chiamata tradizionale che era quella usata storicamente dai fioricultori per trasportare in città, a Medellin, e al mercato i fiori. La sua dimensione è di 90 x 80 cm e il suo design è semplice ma l’autore si sbizzarrisce usando la più grande varietà di fiori: alcune di queste “selle” possono avere anche 100 varietà di fiori inseriti singolarmente o a mazzi.
Ma la festa è anche un business e quindi non può mancare la pubblicità: esistono quindi anche le sillettas commerciali dove con i fiori vengono riprodotti i marchi delle aziende che così si vogliono fare pubblicità in città. Durante la festa non mancano altri momenti di festa con esibizioni di complessi musicali, parate di gruppi in costume, sfilate di macchine d’epoca e grandi degustazioni di cibi e vini locali. Insomma una vera festa che coinvolge tutta la città.